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The Orville aka lo Star Trek più serio di Star Trek

The Orville

Oggi vorrei parlarvi di The Orville, la più recente delle creazioni di Seth MacFarlane, di cui tanto si è discusso prima e dopo la sua uscita per la sua parentela con Star Trek – ma non sempre in termini lusinghieri.

The orvilleLa trepidante attesa

Nell’attesa della première infatti l’hype era tanto: insomma, parliamo di Seth MacFarlane – I Griffin, American Dad, Ted… presente? – che firma una parodia di una delle saghe più universalmente conosciute del mondo televisivo e cinematografico. Come si può ignorare un evento del genere?

Non che tutti ne siano stati entusiasti. Di sicuro qualche trekker appassionato che trovasse intollerabile la “profanazione” del mostro sacro Star Trek ci sarà stato. Persino io ero dubbiosa, anche solo per il fatto che le parodie e le commedie non sono mai state il mio genere preferito.

Eppure il 10 settembre eravamo tutti lì, che fosse per sincero entusiasmo nerd o curiosità un po’ morbosa di vedere quale orrore ci sarebbe stato messo davanti.
E dico tutti perché quella di The Orville è stata la première di maggior successo che la Fox abbia trasmesso da anni, con oltre 11,3 milioni di spettatori.

Peccato che chi si è messo davanti allo schermo non si sia trovato davanti quello che si aspettava.

Che The Orville non sia una parodia?

Un inizio quantomeno dubbio, direi, perché se pensavamo di guardare una dissacrante parodia in linea con i grandi successi della carriera di MacFarlane… beh, non si è riso abbastanza.
Dovrebbe quindi essere un prodotto di stampo drammatico? Ci sono troppi ovvi richiami narrativi ed estetici a Star Trek e troppe situazioni tra l’assurdo e il comico per essere preso come una cosa “seria”.

Insomma, l’ho guardato col sorriso ma mi ha lasciata interdetta: alla fine del pilot non ero molto sicura di cosa avessi visto né del fatto che mi fosse effettivamente piaciuto.
Sentimento largamente condiviso, a giudicare dalle recensioni tra il tiepidino e la doccia gelata che sono fioccate sulla rete e il calo degli ascolti.

Purtroppo non sono il tipo che riesce ad abbandonare una serie così, dopo pochi episodi: devo andare avanti, devo vedere come finisce la storia, poco importa che diventi quasi un sacrificio.
E credetemi, la cosa può diventare un problema quando segui troppi show contemporaneamente.

Questa volta, però, il mio testardo perseverare ha ripagato abbondantemente.
È stato infatti solo superando l’insoddisfazione iniziale che ha scoraggiato tanti spettatori che mi sono resa conto che The Orville è in realtà un prodotto ben fatto e ben pensato, semplicemente un po’ fuori dai canoni di riferimento della televisione odierna e probabilmente anche dalla comfort zone di Seth MacFarlane.

La vera somiglianza con Star Trek

the orville vs discovery

Continuando a seguire la serie nei suoi primi episodi, ci si rende infatti conto che si rifà a uno stile fantascientifico d’altri tempi, strizzando l’occhio non al nuovo filone cinematografico dei film di J. J. Abrams e nemmeno alla nuova serie Discovery, ma alla The Original Series del 1966.

In effetti, Star Trek Discovery è molto più lontana dalla creazione di Roddenberry degli anni ’60 e più consona ai gusti del nuovo millennio, con i suoi ritmi da thriller, le scenografiche battaglie spaziali e una singola trama che si sviluppa in modo continuo attraverso tutta la stagione.

The Orville invece è antologica – qualcosa a cui non siamo più abituati -, come lo sono state tutte le serie del filone trekkiano fino a Enterprise: ogni episodio un’avventura tutta nuova, la continuità tra essi legata alle vicende quotidiane e personali dei personaggi piuttosto che a un grande evento.

È in questo modo che si dimostra essere un ottimo prodotto di fantascienza “vecchio stile”, ispirato anche alla serie del 1959 The Twilight Zone (in Italia Ai Confini Della Realtà), dove l’esplorazione non consiste solo in paesaggi straordinari ma nella scoperta e nell’interazione con culture e modi di pensare diversi dal nostro, che ci spinge a riflettere sul nostro limitato punto di vista.
Come la migliore fantascienza dovrebbe fare, infatti, ci mostra i difetti della nostra società tramite il paragone con quello che è profondamente diverso, a volte contraltare, a volte specchio ingranditore del nostro mondo.
Un grande “What if…?” applicato alle più svariate tematiche, che non impone un giudizio ma soppesa tutti i piatti della bilancia.

the orville majority rule

Emblematici a tal proposito risultano episodi come Majority Rule (1×07), che mostra l’estrema evoluzione della società dei like: estremo, appunto, ma sotto certi aspetti già simile in modo inquietante al nostro mondo.
O About A Girl (1×03), che sviscera tematiche relative al cambio di genere in modo equilibrato, senza imporre un punto di vista sopra un altro e senza nemmeno offrire una facile soluzione moralista.

Tutt’altro che una sciocca parodia, insomma, con la quale MacFarlane si è messo in gioco con qualcosa di diverso dal genere che ha fatto la sua fortuna, mettendosi finalmente davanti alla telecamera come attore e omaggiando un universo narrativo di cui è sempre stato un fan appassionato fin da bambino.

Così infatti ha parlato di The Orville e di Star Trek in un’intervista:

“Amavo il modo in cui quegli autori toccavano temi come razza, religione e politica attraverso la fantascienza. E, sebbene ci sia della commedia, in realtà al suo interno è anche una serie drammatica”.

Per chi ha la pazienza di andare oltre il pilot – cosa che consiglio caldamente -, The Orville si rivela essere come lo Star Trek di una volta, che non si prende troppo sul serio perché non è erede di una storia decennale, ma ha ancora lo stupore della scoperta e la freschezza delle origini.
Il tutto aggiornato alle tematiche attuali e, grazie a Dio, alla scienza: ciò che non ho mai potuto digerire di Star Trek – ragion per cui nell’eterno duello dei Comic-Con per me vince Star Wars – è lo spudorato antropomorfismo che permea il tutto, dalle ambientazioni alla biologia e ai protocolli.

Dico sul serio, è stata una gioia trovare a bordo un alieno che altro non è che un blob informe e gelatinoso. Un alleluja per Yaphit!

E voi che ne pensate? Credete che The Orville abbia del potenziale? Qualcuno tra i lettori è tra coloro che hanno abbandonato dopo i primi episodi? In tal caso spero di avervi dato una piccola ragione per riprovarci.

Qui il link alla mia recensione.

 

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