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9 dettagli sorprendentemente accurati della biologia di The Expanse

the expanse tute

The Expanse è diventata famosa come una delle serie tv fantascientifiche migliori nel recente panorama televisivo, ma ciò da cui sono rimasta veramente impressionata è quanto incredibilmente realistici siano gli scenari immaginati da James S.A. Corey, pseudonimo del duo di autori dei libri da cui la serie è – finora – fedelmente tratta.

Tanto per fare un esempio, la gente non va a spasso per asteroidi e pianeti senza tute ambientali, incurante di dettagli quali atmosfera respirabile o gravità. Sì, capitano Kirk, con tutto il rispetto… sto parlando di te: ti ho guardato girare mezza galassia e raramente comportarti in modo scientificamente sensato.

Uno degli elementi più affascinanti è come in The Expanse gli scrittori abbiano ipotizzato gli adattamenti e le problematiche biologiche che l’uomo si troverebbe ad affrontare abbandonando il suo pianeta d’origine.
Sono aspetti raramente approfonditi in altri show per ragioni di storytelling, dato che la loro spiegazione ruberebbe spazio all’avventura vera e propria e complicherebbe non poco la fattibilità di molte scene, ma anche perché da bravi antropocentristi siamo abituati a pensare che sia l’ambiente a modificarsi a nostro vantaggio e non che potremmo essere costretti noi a cambiare, anche negli aspetti più fondamentali della nostra biologia, per adattarci a una natura diversa da quella in cui siamo progettati per esistere.
Diciamocelo, quando i nostri antenati pelosi hanno sviluppato i muscoli delle gambe per scendere dagli alberi di certo non pensavano alle passeggiate nello spazio.

Cose da ricordare se vivete dentro The Expanse

Colgo l’occasione per ricordarvi che la terza stagione è ormai alle porte, quindi perché non venite a curiosare sulla homepage per vedere esattamente quanto manca?

Ma torniamo a noi… Ecco quindi che nell’universo di The Expanse, in cui l’uomo ha ormai colonizzato l’intero Sistema Solare – in primis Marte e la Cintura di Asteroidi -, dovremmo cominciare a mettere in conto diverse cose se decidessimo di trasferirci su un altro corpo celeste, che siano le colonie marziane, le località di villeggiatura lunari o una grossa roccia spaziale come Cerere.


#1. La maledettamente banale gravità

the expanse gravitàPer noi Terrestri sembra poca cosa, ma per chi nasce e cresce altrove nel sistema solare la nostra gravità può essere insopportabile. Uno dei primi effetti che già da tempo i nostri astronauti riscontrano in missione è l’indebolimento dell’apparato muscolo-scheletrico, ragion per cui devono mantenersi in allenamento durante la loro permanenza nello spazio e sottoporsi a fisioterapia al rientro.

Provate a immaginare ora di non passarci solo qualche mese, ma di nascere e crescere su Marte o un asteroide: non dovendo contrastare una gravità relativamente considerevole come quella terrestre, le ossa crescerebbero più fragili e sottili e i muscoli si svilupperebbero molto meno. Senza contare potenziali problemi a molti altri apparati corporei, come quelli circolatorio e respiratorio, che si trovano a lavorare diversamente dal “solito” terrestre e si modificherebbero di conseguenza.
Inoltre, la gravità tende a porre un limite naturale alla nostra crescita per non farci collassare sotto il nostro stesso peso, ma senza di essa anche ossa più deboli possono facilmente sopportare una statura superiore alla norma, considerato anche che il carico di muscolatura che si portano addosso risulta in proporzione inferiore. Non dovrebbe stupire quindi che nella Cintura l’altezza media si aggiri intorno ai due metri e mezzo: una razza di spilungoni, insomma.

Come viene mostrato fin dal primo episodio di The Expanse, l’effetto collaterale di simili cambiamenti fisici è che sulla Terra queste persone verrebbero schiacciate dal loro stesso peso: un Belter – vale a dire un abitante della Cintura di Asteroidi – potrebbe sopravvivere solo galleggiando in una vasca d’acqua, per cui eventuali incontri con i Terrestri avverrebbero sulla Luna, in condizioni più sopportabili.

Un discorso leggermente diverso vale per i Marziani. Seppur non uguale a quella terrestre, la gravità di Marte è già di gran lunga superiore a quella di un qualsiasi asteroide, per cui gli effetti fisici sono ridotti. Tuttavia, la permanenza sulla Terra per un marziano risulta comunque essere difficoltosa – persino per l’élite militare, i Martian Marines, che si addestrano sempre a 1 G, ossia a gravità terrestre – tanto da richiedere un’integrazione farmacologica di rinforzo a ossa e muscoli.

#2. Spartizione del lavoro

the expanse lavoro

Conseguenza delle differenze fisiche causate dalla gravità è che i Belters risultano inadatti ad attività che richiedano la pura forza muscolare; d’altro canto, sono molto più agili e versatili nel muoversi in assenza di gravità.
Nella Cintura di Asteroidi è quindi comune che a fare i lavori pesanti si trovino Terrestri e Marziani, mentre le passeggiate nello spazio siano “divertimento” per gli indigeni.

#3. Camminare in linea retta

the expanse bobbie equilibrioUn altro fastidioso inconveniente in cui si imbattono i Marziani sulla Terra – parliamo di loro perché un Belter non sarebbe nemmeno nelle condizioni di sperimentarlo, ma ipoteticamente si troverebbe persino peggio – sono i problemi di equilibrio.
Arrivando da un pianeta più piccolo del nostro e con una rotazione leggermente più lenta – il giorno marziano, detto Sol, è circa 40 minuti più lungo del nostro – sono abituati ad un sistema di forze, tra cui l’effetto Coriolis, di entità diversa.
Trasportati sulla Terra, almeno per i primi tempi il loro senso dell’equilibrio si troverebbe in difficoltà nel compensare le differenze, facendoli camminare “come se il cielo ti stesse per cadere addosso, come se la terra volesse morderti” (The Expanse 2×10, Cascade).

#4. Tanta, troppa luce

the expanse luceChe si arrivi da Marte o da qualche altra zona colonizzata della “distesa” – a cui il titolo The Expanse si riferisce -, la distanza dal Sole e la mancanza di un’atmosfera in grado di diffondere a dovere la luce lo rendono di sicuro un luogo meno luminoso della Terra, se non addirittura buio.
Non abituati, gli occhi di un visitatore verrebbero abbagliati dal chiarore del nostro cielo e mi spingo a ipotizzare che una simile fotosensibilità sarebbe estesa anche alla pelle, a rischio di ustioni solari.
Ne consegue che dotazione standard per uno sbarco sulla Terra siano un paio di ottimi occhiali da sole e un alloggio con finestre oscurate.
E dimentichiamoci le passeggiate sotto il sole pomeridiano.

#5. Gli spazi aperti

the expanse cerereLa maggioranza di noi privilegiati Terrestri tende a dare per scontata la vastità del nostro mondo, il fatto che ci sia spazio in abbondanza, perché virtualmente non abbiamo limiti nel muoverci su di esso e, beh, in effetti è parecchio grandino.
Chi di noi non ha mai ammirato una sconfinata distesa marina, una vasta pianura o ancora montagne o colline estese fino all’orizzonte? I classici paesaggi da cartolina, insomma.
Ma se fossimo cresciuti rinchiusi sotto una cupola su Marte, o stipati nei tunnel dentro qualche asteroide? Beh, di sicuro la nostra percezione del mondo sarebbe ridimensionata alla scala degli spazi ristretti della vita quotidiana: probabilmente così tanto che se bruscamente trapiantati sulla vasta, vasta Terra un attacco di agorafobia non ce lo toglierebbe nessuno.

#6. Come gli scarafaggi

the expanse miller radiazioniLa vita nello spazio fortunatamente non avrebbe soltanto svantaggi.
Uno degli aspetti positivi, alla base anche della serie The 100, sarebbe una aumentata resistenza alle radiazioni.
Noi umani, arrivati sulla Terra quando era già diventata da lungo tempo un posto tranquillo e felice, con una magnetosfera che tiene lontane tante brutte particelle e una atmosfera che assorbe la maggior parte delle radiazioni cattive, non siamo mai stati esposti – se non in occasioni specifiche causate per lo più da noi stessi – ad alti livelli di radiazioni.

Al di fuori del nostro pianeta, tuttavia, vento solare e radiazioni spaziali sono ben più di quello che il nostro organismo potrebbe reggere. Le varie schermature di sicuro farebbero il loro dovere, ma probabilmente una minima porzione di radiazioni verrebbe comunque assorbita dal nostro organismo.
Sarebbe lecito supporre che le future generazioni cresciute nello spazio svilupperebbero una migliore resistenza ad esse, in termini sia di tempo che di quantità.
In effetti, quando due dei protagonisti vengono esposti a una massiccia dose di radiazioni, per una volta sembra il Terrestre del duo a uscirne peggio.
Finalmente un aspetto positivo, vero? Meno male, perché dubito che il vento solare potrebbe davvero trasformarmi in uno dei Fantastici 4.

#7. Crescere, che fatica

the expanse ganimedeRitorniamo sempre lì. Gravità.
Abbiamo visto che a bassi G diventeremmo tutti quanti altissimi e magrissimi, ma è un po’ più complicato di così. Essere un bambino nella Cintura significa dover passare i primi anni di vita su Ganimede, il principale satellite di Giove – che nel mondo di The Expanse è interamente dedicato all’agricoltura e funge da granaio per gran parte delle colonie umane nel Sistema – ed è abbastanza grande da avere una discreta gravità.
Come in tanti altri aspetti della nostra biologia, i primi anni di vita sono i più cruciali per un corretto sviluppo di tutti gli apparati dell’organismo, ragion per cui è necessaria l’esposizione a una certa gravità minima perché ossa e muscoli possano saldarsi e costruirsi normalmente.
Ma ahimè, ancora non basta. La gioventù spaziale è costretta ad assumere integratori che aiutino il corpo a modellarsi come dovrebbe, ma purtroppo – non essendo proprio rose e fiori la situazione sociale nella Cintura – questi farmaci sono spesso di scarsa qualità e originano difetti e malformazioni.

Un altro apparentemente banale dettaglio riguarda l’illuminazione. Siamo animali diurni, e in quanto tali pensati per funzionare alla luce del sole. La mancata o insufficiente esposizione può portare a diversi disturbi di tipo psicologico – come capita a certe latitudini durante la lunga notte invernale o, più banalmente, come quando ci sentiamo giù di corda in una giornata piovosa – ma anche fisico, ad esempio il rachitismo, dovuto alla carenza di vitamina D che necessita di luce solare per essere sintetizzata.
Diventa buona norma, quindi, assicurarsi che sulla propria nave e nel proprio angolo di asteroide siano installate apposite luci che simulino il meglio possibile l’illuminazione solare. Ma non sono lì per abbronzarsi.

#8. Meglio non farsi male

the expanse feriteUn problema di vita nello spazio a cui raramente si pensa è la logistica medica. Ci si preoccupa di cosa si mangia, come si respira, come ci si muove… ma se ci si ferisse?

Immaginate un qualche simpatico incidente durante una riparazione alla vostra nave: avete una brutta ferita sanguinante alla gamba. E siccome siete fermi nel vuoto siderale non c’è gravità, quindi il vostro sangue non cadrà a terra, ma inizierà a galleggiarvi attorno in tante allegre goccioline, un po’ tipo lucine natalizie. Succede quando rovesciate acqua, perché stavolta dovrebbe essere diverso?
Ma non solo. Dato che non c’è una forza che lo spinga a defluire verso il basso, parte del sangue resterà semplicemente lì, aggrappato alla ferita per tensione superficiale, rendendo non poco complicato il tentativo di suturare il taglio.
Ipotizziamo ora che l’incidente sia stato peggiore del previsto e abbiate un’emorragia interna. Come abbiamo detto il sangue non defluisce come dovrebbe, quindi ci sono buone probabilità che se ne resti a galleggiare tranquillo dentro di noi senza essere notato, impedendoci di accorgerci del danno finché non è troppo tardi.

Ok, suona un po’ drammatico come scenario, ma meglio essere preparati, anche perché non serve un incidente per arrivare a questo: una nascita, ad esempio, è un momento estremamente delicato anche per la possibilità di ferite e di emorragie interne per la madre, che a quel punto immagino sentirebbe la mancanza della cara, vecchia gravità.
E infatti la risposta è ancora una volta lei. Ogni trattamento medico nello spazio andrebbe infatti svolto mettendo il paziente in condizioni di gravità paragonabile a quella terrestre, inferiore solo in caso di emergenza. Non molto comodo, ma soprattutto tutt’altro che piacevole se sei un Belter.

#9. Perso un braccio? Meglio così

the expanse protesiQuesta è stata praticamente la prima cosa che ho imparato sull’universo di The Expanse: perdere un arto è una cosa che capita, probabilmente non così di rado, e nella Cintura non è affatto un problema.
E non perché la scienza medica si è evoluta al punto da aver sviluppato delle gelatine in grado di rigenerare interi arti, ma perché cosa c’è di meglio del farsi fare un upgrade con una protesi full optional ultimo modello?
Probabilmente ci sono delle valide ragioni, tra cui il fatto che il bio-gel in questione è prodotto da Terrestri e Marziani, per cui è possibile che, oltre ad essere difficile e costoso da reperire, il suo risultato sia tarato su corpi diversi da quelli dei Belters. Non sarebbe un gran miglioramento se ci si ritrovasse con un braccio con ossa e muscoli più pesanti dei propri che si avrebbe difficoltà persino a sollevare.
Molto meglio quindi affidarsi alla tecnologia, guadagnandoci in forza ma lasciando che sia la meccanica a fare lo sforzo.
Tenetemi da parte quella che fa il caffè.


Direi che i due autori si sono impegnati parecchio nel costruire un mondo fantascientifico che ben poco ha di fantastico ma veramente molto di scientifico. Io personalmente ho imparato diverse cose.

E voi che mi dite? Siete rimasti affascinati quanto me leggendo/guardando The Expanse? Quale è stata per voi la cosa più sorprendente? Avete notato altre curiosità sugli adattamenti biologici e la medicina al di fuori del nostro pianeta?
Scrivetemi nei commenti e leggete la mia recensione e se volete saperne di più ecco i miei articoli sui 9 dettagli sorprendentemente accurati della società e i 9 dettagli sorprendentemente accurati della fisica di The Expanse.

 

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