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Say “I Love You” – Suki-tte ii na yo – Un Anime al Mese #6

say "i love you" cover poster locandinaTitolo Say “I Love You” (好きっていいなよ。 Suki-tte ii na yo.)
Voto IMDb
7,5/10
Voto AnimeClick 5,8/10
Voto SeriEscape 7/10
Anno 2012
Canale Tokyo MX
Durata episodi 25 min
Quante ore di vita ti toglierà questo anime? 6 ore
Genere Drama, Romance, Animation
Opera d’origine Manga di Kanae Hazuki
Regia Takuya Satō
Studio di produzione Zexcs
Musica Yuuji Nomi
Opening  Friendship – Ritsuko Okazaki
Ending Slow Dance – Suneohair
Livello d’attenzione richiesto 3/5
Mood Occhi grandi e divise scolastiche, Bisognoso d’affetto, Alla ricerca del grande amore, Mi è entrato qualcosa nell’occhio
Trama Il primo incontro non è dei più idilliaci tra Mei Tachibana, che in sedici anni non si è mai fatta un amico, e Yamato Kurosawa, il ragazzo più popolare della scuola. Ma per qualche ragione Yamato si interessa a lei e decide di volerle stare vicino, anche quando ciò significa baciarla per difenderla da uno stalker.

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Durante uno dei miei recenti giri d’ispezione sul Tubo – fin troppo accurati, ahimé, visto che finiscono per risucchiarmi via tempo peggio di una gita nella tana del Bianconiglio – mi sono casualmente imbattuta nel trailer del film live-action di Say “I Love You”, uscito in Giappone nel 2014.
Indubbiamente un segnale dall’Universo, non potevo certo ignorarlo e quindi eccomi qui a rispolverare l’anime per la rubrica mensile di SeriEscape.

La solita storia con un twist

say "i love you" shojo scolastico

Come probabilmente avete già immaginato, con Say “I Love You” ci troviamo davanti ad uno shojo, con la classica storia d’amore tra i banchi di scuola: uno dei generi più esplorati – giusto a giugno usciva la recensione di My Little Monster – ma che non manca mai di trovare il proprio affezionato pubblico.

Anche i due protagonisti, Tachibana Mei e Kurosawa Yamato, sono facilmente incasellabili negli archetipi tipici del genere narrativo – lei timida e asociale, lui bello e popolare – ma con qualche deviazione dallo standard che avrebbe avuto il potenziale per rendere la storia estremamente più interessante.

E qui il condizionale è d’obbligo, perché la promessa contenuta nel primo episodio dell’anime non viene appieno mantenuta nello sviluppo dei dodici seguenti e principalmente a causa di un mancato sviluppo dei protagonisti che le buone idee al contorno – che vedremo più avanti – non riescono a far dimenticare.
O meglio, si sviluppano eccome ma non come uno razionalmente si aspetterebbe, risultando alla fine incoerenti e – a seconda del vostro grado di adattamento/sopportazione – persino irritanti.

– Per la cronaca, il mio è molto alto e c’è chi con estremo tatto non manca mai di farmelo notare con commenti del tipo “Ma come fai a guardare quella roba?”. Mi rendo conto che questo spiega molte delle mie scelte in fatto di serie tv –

Ma cos’hanno di così particolare Mei e Yamato?

Innanzitutto lei non è proprio la solita ragazza terrorizzata dalla propria ombra, estremamente imbranata e apparentemente incapace di gestire normali rapporti umani: Tachibana, al contrario, è decisa nella sua solitudine e determinata a non voler relazionarsi con i coetanei, a causa di un’esperienza negativa vissuta alle elementari che le ha tolto la fiducia nei cosiddetti “amici”.

say i love you suki-tte ii na yo calcio

E quando ci si riflette per un minuto diventa abbastanza evidente che il fascino del personaggio sta proprio nel suo modo di fare che, per quanto drastico e assoluto, fa appello a quella parte umorale e paranoica alla tutti-ce-l’hanno-con-me che bene o male ognuno di noi ha sperimentato nella propria adolescenza – e l’ha anche lasciata lì, si spera per la tranquillità mentale.

Dal canto suo, Yamato non si crogiola nella popolarità come tanti altri in ruoli simili, ma sembra quasi prigioniero del suo stesso bell’aspetto, oltre che della sua gentilezza e ingenuità.
Il mix di queste tre caratteristiche lo incastra nella spiacevole posizione di quello che vive suo malgrado facendo Pubbliche Relazioni, mancando l’opportunità di sviluppare rapporti più genuini, nel continuo sforzo di plasmare e adattare se stesso per accontentare aspettative e desideri altrui anche quando vanno contro i propri.

Qualcosa comincia a cambiare dopo l’incontro/scontro con Mei – un doloroso equivoco riguardo una gonna sollevata – che risulta diversa agli occhi di Yamato perché in fin dei conti a lei non frega niente della sua popolarità e non si aspetta nulla da lui.

Il grosso difetto di Say “I Love You”

say i love you sukitte ii na yo sentimenti

Si può quindi capire che le basi per una storia interessante c’erano, a partire dai protagonisti stessi, che vengono però penalizzati da una trama sviluppata in maniera a dir poco frettolosa che li rende incoerenti a loro stessi.
Non che certi cambiamenti siano impossibili, assolutamente, ma inversioni di rotta così fulminee rendono Say “I Love You” difficile da prendere sul serio.

L’esempio più lampante è proprio la trasformazione della protagonista: il carattere di Mei, infatti, ben si prestava ad un corteggiamento lungo e romantico – sospironi assicurati! – che demolisse un mattone alla volta il muro che aveva eretto intorno a sé, facendo parallelamente maturare l’ingenuo Yamato.
Certo però che se la ragazza capitola innamorata persa dopo due episodi tutta la presentazione da dura si riduce a una barzelletta, togliendo perfino peso e significato alla backstory del trauma infantile.

Salvando il salvabile

Ma quindi, una volta rimandata a settembre la coppia protagonista, cosa rimane a salvare Say “I Love You”?
Per quanto controintuitivo possa sembrare, direi senza dubbio i personaggi secondari, che introducono storyline a tratti persino più interessanti della principale e sono piuttosto ben caratterizzati nei loro ruoli di amici/nemici dei protagonisti.

In particolare sono la scusa che Kanae Hazuki ha usato per descrivere il mondo in cui la vicenda si svolge, il quale si rivela inaspettatamente crudo e freddo rispetto a quello a cui siamo abituati con questo genere.
Fin dal primo episodio, infatti, parliamo di molestie e stalking, spianando la strada a una serie di temi non esattamente all’acqua di rose – vedi Aiko e il difficile rapporto con il suo corpo – che si propongono, seppur in maniera probabilmente esasperata, di portare un po’ di realismo in un contesto solitamente più “zuccheroso”.

say i love you sukitte ii na yo aiko

Per quanto riguarda il comparto tecnico i disegni riprendono il tratto un po’ spigoloso dell’autrice, distinguendosi da tanti altri anime e mostrando una buona cura per i dettagli, anche se l’animazione non è sempre perfetta e a tratti sembra un po’ scattosa.
La colonna sonora, invece, per quanto non memorabile riesce degnamente nel suo lavoro, fornendo l’adatto sottofondo musicale al tono malinconico e romantico di molte scene.

Ma insomma, alla fine vale la pena vederlo?
Vi dirò, a me non è dispiaciuto per niente ma probabilmente ha aiutato il fatto di averlo visto tutto d’un fiato, il che mi ha impedito di rimuginare troppo su difetti e lacune lasciandomi distrarre e scaldare il cuore dai drammi e dalle paranoie tipicamente adolescenziali che Say “I Love You” ritrae.
E da brave teenager ritrovate non possiamo che apprezzare il fatto che il bel tipo di turno, anche se ingenuo al limite della stupidità, è davvero innamorato della protagonista.

E voi che ne dite? Qualcuno qui che ha guardato/letto Say “I Love You”?
Lasciate qui sotto i vostri commenti nell’attesa dell’anime di settembre!

 

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