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Marvel’s Luke Cage

luke cage recensioneTitolo Marvel’s Luke Cage
Voto IMDb 
7,5/10
Voto SeriEscape 8/10
Anno 2016 – presente
Canale Netflix
Durata episodi 55 min
Quante ore di vita ti toglierà questa serie? 24 ore
Genere Drama, Action, Crime
Attori Mike Colter, Rosario Dawson, Simone Missick, Alfre Woodard, Mahershala Ali
Creatore Cheo Hodari Coker
Musica Ali Shaheed Muhammad, Adrian Younge
Paese USA
Lingua Inglese
Livello d’attenzione richiesto 3/5
Mood “I fumetti sono le favole per gli adulti”, Oggi non è giornata, Da grandi poteri…, Sotto il segno del pericolo, (You Gotta) Fight For Your Right
Trama Uscito dal carcere come un uomo nuovo sotto molti aspetti, Luke Cage deve imparare ad adattarsi alla vita in una Harlem sotto il controllo di criminali che gli rendono difficile condurre l’esistenza pacifica che vorrebbe. Dovrà quindi affrontare il suo passato e difendere la propria città: fortuna per lui che è a prova di proiettile.


Netflix sembra aver imboccato un percorso ben preciso per la sua collaborazione con Marvel, perseverando in una cifra stilistica e tematica che, dopo i successi di Daredevil e Jessica Jones, decide di riproporre ancora una volta in Marvel’s Luke Cage.

Essere l’eroe secondo Luke Cage

Intendiamoci, non è una minestra riscaldata, anzi.
Come i suoi predecessori, Marvel’s Luke Cage si costruisce in un degradato sfondo urbano con un eroe alle prime armi che affronta – più o meno direttamente – diversi temi sociali e morali appartenenti al suo contesto d’origine: in questo caso, la comunità afroamericana di Harlem.

Ma dopo una storia di demoni personali che spronano all’azione – quelli di Daredevil – e una di demoni che trattengono e paralizzano – per Jessica Jones -, torniamo a una versione più classica del supereroe.
Luke Cage, infatti, sebbene abbia i suoi personalissimi tormenti dal passato che non mancheranno di bussare alla porta, non è definito principalmente da quelli: ciò per cui lo vediamo crucciarsi maggiormente nella serie è l’universale quesito identitario del supereroe sulla responsabilità – sì, proprio l’eterno “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” di zio Ben.

luke cage grandi responsabilità gif

Non sempre espressa a piena voce, vediamo Luke Cage porsi la domanda se le sue abilità debbano essere usate per il prossimo. Insomma, è un membro attivo della comunità che si impegna a migliorare la vita di tutti coloro che lo circondano, quanto potrà essere diverso usare i suoi poteri per ripulire un po’ le strade?
E se anche fingessimo che non ci sia un abisso tra queste due cose, lui è un semplice essere umano pieno di difetti, come potrebbe mai essere degno di portare quel mantello da eroe senza macchia e senza paura di cui crede – erroneamente sull’ultima parte, direi – che ci sia bisogno?

Su come Luke Cage scopra di potersi muovere ed adattare sorprendentemente bene all’interno di queste domande si imposta gran parte della storia, ma quasi altrettanto importante è uno dei suoi co-protagonisti.
E no, non parlo né di Claire Temple (Rosario Dawson), collante dei quattro Defenders, né di Misty Knight (Simone Missick), ma di Harlem.

Il cuore di Harlem

luke cage harlemIl quartiere newyorkese, infatti, cuore pulsante della cultura afroamericana, assurge in Marvel’s Luke Cage al rango di personaggio vero e proprio, con muri e strade al posto di carne e sangue ma non per questo meno vivo e tangibile.
Harlem infatti interagisce, è parte integrante della narrazione ma soprattutto soffre e subisce non meno di tutte le persone vere che la abitano e in questo la serie di Netflix riesce nel tutt’altro che semplice compito di mostrare come anche i luoghi possano avere spiriti e personalità ben definite.

Ad accentuare il carattere della location possiamo mettere anche l’onnipresente realtà che il tutto accade all’interno del più ampio MCU, che ci troviamo proprio nella stessa New York in cui si erge la Stark Tower e sono arrivati i Chitauri.
So che detto così potrebbe sembrare controintuitivo, ma pensateci: il sapere dell’esistenza di questo mondo tanto più grande, giusto al di là di quella fila di edifici, e rimanere tuttavia confinati al microcosmo di quartiere non fa che accentuare la distanza – anche sociale – tra i due, focalizzando interamente l’attenzione sul piccolo universo in cui Luke Cage si muove quotidianamente.

La cultura afroamericana c’è ma senza eccessi – finalmente

Se le strade di Harlem non fossero abbastanza, l’anima nera della serie trapela in ogni dove e a più riprese con la musica – mai così presente in un prodotto Marvel, a parte forse l’eccezione di Guardiani della Galassia – che arriva da ogni angolo del quartiere a creare atmosfera, che sia il rap sparato dalle auto o il jazz dal vivo dell’Harlem’s Paradise.

Ma il fatto che la storia mantenga la sua identità “nera” non la fa cadere, come troppe volte è successo, lungo la scivolosa china dello stereotipo cieco ed ingenuo, pieno di personaggi dalle parole e azioni così malamente calcate fino alla caricatura che risultano spesso tristi e quasi offensivi da vedere.

luke cage bulletproof proiettileMarvel’s Luke Cage – e questo va riconosciuto – riesce nella non facile impresa di mantenere un sensato equilibrio tra la spettacolarità e la teatralità propria di personaggi come Cottonmouth e Mariah Dillard ed un necessario realismo che distacchi il personaggio di Luke Cage dalla blaxploitation di cui per decenni è stato simbolo.

Anche in questo campo la serie manifesta le intenzioni di Netflix di creare con il progetto Defenders un prodotto che esca dai vecchi schemi stantii e proponga un tipo di intrattenimento meno fine a sé stesso – sebbene una buona dose di scazzottate e battute lo rendano appetibile anche per un pubblico in cerca di facile relax – e più aperto alla possibilità di riflettere e imparare qualcosa su aspetti della realtà finora taciuti o lasciati defilati nell’ombra.

Marvel’s Luke Cage: la scrittura e l’immagine

Sul piano tecnico, oltre alla già citata curatissima colonna sonora che da sola fa guadagnare meritatissimi punti, va detto che anche Marvel’s Luke Cage mantiene gli standard fissati dai suoi due predecessori di Hell’s Kitchen con coreografia e fotografia di alta qualità – a tal proposito, fate caso a come venga usato il giallo come signature color di Luke, allo stesso modo in cui Daredevil aveva il rosso e Jessica Jones il viola.

luke cage jessica jones daredevil giallo

Dal punto di vista della scrittura presenta in effetti alcuni momenti di bassa, che forse nelle altre due serie erano meno sentiti grazie al fascino ipnotico e inquietante dei villains Wilson Fisk e Kilgrave con i quali, nella mia personalissima opinione, i vari Cottonmouth e Diamondback per quanto apprezzabili non reggono il confronto.

Tuttavia va ricordato che nasce come serie da binge-watching – in pratica come un film lungo 13 ore da vedere potenzialmente tutto insieme – quindi qualche rallentamento del ritmo narrativo non è solo fisiologico ma anche consigliabile per lo spettatore, anche perché non si soffre della necessità di mantenere alta la tensione settimana dopo settimana come le normali serie televisive.

In definitiva, una visione assolutamente godibile ed ovviamente consigliata, ma da guardare insieme agli altri Defenders e nel giusto ordine, se non volete perdere gustosi pezzetti qua e là.

Per questo vi consiglio le mie recensioni su Marvel’s DaredevilMarvel’s Jessica Jones, Marvel’s Iron Fist e, nel caso in cui abbiate già visto la prima stagione e siate approdati qui nella spasmodica attesa della seconda, date pure un’occhiata al countdown in homepage.

L’avete già vista? Che ne pensate?
Vi è piaciuto il ritratto della comunità afroamericana dipinto in Marvel’s Luke Cage?
Lasciatemi i vostri pensieri qui sotto.

 

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