newsletter@seriescape.com

Marvel’s Daredevil

daredevil poster cover locandina recensione trama

daredevil poster cover locandina recensione tramaTitolo Marvel’s Daredevil
Voto IMDb 
8,7/10
Voto SeriEscape 9/10
Anno 2015 – presente
Canale Netflix
Durata episodi 55 min
Quante ore di vita ti toglierà questa serie? 36 ore
Genere Drama, Action, Crime, Adventure
Attori Charlie Cox, Deborah Ann Woll, Elden Henson, Vincent D’Onofrio, Rosario Dawson
Creatore Drew Goddard
Musica John Paesano
Paese USA
Lingua Inglese
Livello d’attenzione richiesto 3,5/5
Mood “I fumetti sono le favole per gli adulti”, Un po’ di sana avventura, (You Gotta) Fight For Your Right, Oggi non è giornata, Sotto il segno del pericolo, Sbrogliamo una matassa, Giochi di specchi e abissi profondi, Da grandi poteri…
Trama Cieco dall’infanzia, l’avvocato Matt Murdock è stato addestrato ad usare al massimo i suoi sensi per percepire il mondo che lo circonda nei più piccoli dettagli e usare quell’abilità per diventare un formidabile combattente. E con la malavita che cerca di prendere il controllo di Hell’s Kitchen dovrà farsi avanti per difenderla sia nelle aule di tribunale che nelle strade.


Apripista del progetto Defenders del Marvel-Netflix Universe, Marvel’s Daredevil è prima non solo in senso cronologico ma anche in molti altri aspetti che le hanno garantito fiumi di inchiostro – digitale e non – grazie a uno stile nuovo e diverso dal panorama seriale contemporaneo e che hanno dato il tono per tutte le sorelline in arrivo.

L’ingresso di Marvel’s Daredevil nel MCU

Nella primavera del 2015, infatti, quando la prima stagione di Marvel’s Daredevil entrò a far parte del catalogo degli Originali Netflix, gli spettatori si trovarono di fronte ad una creatura strana e affascinante, distaccata non solo dalle altre serie della Casa delle Idee (Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D., Marvel’s Agent Carter) e dallo sfortunato e bistrattato film del 2003 con Ben Affleck, ma anche dal più ampio MCU di cui è ramo.

daredevil marvel new york avengers chitauri speculazione ediliziaSeppur ovviamente calata nel contesto del Marvel Cinematic Universe – un esempio è il filone sulla speculazione edilizia parte delle indagini del protagonista, occasione data dalla ricostruzione di New York dopo l’attacco dei Chitauri in Avengers -, la serie si ritrae dal solito balletto di citazioni e riferimenti.

Ci propone invece un quadro più quotidiano e “prosaico”, in cui sia i crimini perpetrati che il modo di combatterli appaiono di un genere più realistico e riconoscibile. E della “vita vera” che si vorrebbe evocare Marvel’s Daredevil porta in sé anche le sfumature e le ombre.

Luci e – soprattutto – ombre

Proprio questa scelta ha reso lo show così particolare, mettendoci davanti una storia cruda e dark e violenta ma non fine a sé stessa.
Non vuole infatti essere un mero sfoggio di prestanza boxistica del picchiatore di turno, ma piuttosto uno sguardo all’altra faccia della medaglia, quella che non è né epica né eroica ma ha più spesso a che fare con il famoso fine che giustifica i mezzi e nella quale non sempre si riesce ad intravedere la luce in fondo al tunnel.

daredevil marvel combattimento percezioneDi certo non la vede – scusate la battuta – il protagonista Matt Murdock, cieco da quando a nove anni ebbe un’incidente con alcune sostanze tossiche, che dopo il brutale omicidio del padre pugile viene allevato dalla Chiesa e istruito dal burbero mentore Stick a sfruttare al massimo gli altri sensi fino a sviluppare capacità di percezione e combattimento quasi sovrumane.

Col tempo cresce in lui anche uno spiccato senso della giustizia che, se da un lato lo induce a intraprendere la carriera di avvocato al fianco dell’amico Foggy Nelson, dall’altro raramente riesce a trovare soddisfazione nelle aule dei tribunali.
Da questa frustrazione nasce “l’uomo con la maschera”, questo tizio anonimo di nome e d’abbigliamento impegnato ogni notte a saltare tra tetti e vicoli per proteggere gli abitanti di Hell’s Kitchen, ancora ben lungi dal diventare il Daredevil che conosciamo.

Il conflitto morale di Matt Murdock

Proprio qui si impernia il tema portante dell’intera serie – la ricerca di un concetto fondante dell’identità dell’eroe che contraddistinguerà le storie di tutti e quattro i Defenders -, che nel caso di Marvel’s Daredevil è il conflitto morale tra ciò che sa essere giusto per legge e compassione cristiana e ciò che invece avverte il bisogno di fare per colmare le lacune del sistema.

Ed è una tensione estenuante, quest’istintiva pulsione ad agire costantemente frenata da una coscienza ipertrofica, che si esprime nella doppia vita di Matt Murdock/Daredevil – quasi una doppia personalità: gentile avvocato di giorno e giudice, giuria e boia di notte – in bilico sul sottile confine che lo separa dall’eccesso dal quale troppe volte rischia di scivolare.

daredevil marvel the punisher conflitto morale dilemmaL’Uomo Senza Paura, infatti, non è tanto un eroe quanto un vigilante, rabbioso e fallibile come il Cavaliere Oscuro di Gotham. Peggio ancora anzi, per usare le parole dello stesso showrunner Steven S. DeKnight, “si trova costantemente ad un giorno brutto dal diventare Frank Castle” (The Punisher, ndr).

Se ne riesce perfino a percepire, da un angolino del suo cervello, la consapevolezza di non dover e nemmeno voler ricoprire questo ruolo, spesso però soffocata nell’adrenalinica esaltazione da giustiziere della notte e nella giustificazione di operare per un bene più grande.

Si tratta di un livello di introspezione senza precedenti nel MCU, supportato da numerose scene di dialogo e riflessione che nulla tolgono alla godibilità e alla scorrevolezza dello show.
Per vederne un equivalente cinematografico dobbiamo infatti aspettare almeno un altro anno, con l’uscita di Captain America 3: Civil War nel maggio 2016 che ci propone un altro tipo di conflitto morale, sulle responsabilità che vengono con i poteri e con il confronto tra diversi punti di vista invece del dramma interiore.

Un cattivo che ruba la scena

Ma per quanto impegno ed energia gli autori e Charlie Cox abbiano messo nel costruire Daredevil, pur essendo lui il protagonista rischia di essere messo in ombra dal suo antagonista, un Wilson Fisk scritto bene ed interpretato meglio da Vincent D’Onofrio.
Questa incarnazione del re della malavita infatti non è lì solo per essere il nemico da sconfiggere, ma piuttosto come un personaggio estremamente sfaccettato e complesso capace di suscitare al contempo orrore e fascinazione col suo mescolare tenero e spietato, appassionato e psicotico.

daredevil wilson fisk vincent d'onofrioCiò che probabilmente più lo distingue dal villain medio sono i suoi obiettivi: no, niente dominio del mondo o distruzione di massa, mi dispiace.
Fisk è invece, per assurdo, un cittadino dedicato al benessere del quartiere e della comunità, espressione di un altro topos ricorrente nel franchise Marvel-Netflix: la città, New York – in questo caso Hell’s Kitchen, in Marvel’s Luke Cage sarà Harlem -, rappresentata non solo come sfondo ma anche come motore della storia, alla quale i personaggi sono visceralmente legati come a qualcosa di vivo, una madre/matrigna da difendere ad ogni costo.

Sia Daredevil che Kingpin, infatti, pur combattendosi ferocemente come se fossero completamente opposti tra loro, lo fanno entrambi reclamando per sé il ruolo di salvatori e protettori della città, entrambi convinti di operare per il meglio, entrambi disposti a sacrificare qualche mezzo per raggiungere il fine ideale.
La differenza, alla fine, sta solo in quanto uno è moralmente disposto a concedere per quel compromesso.

Un entourage di tutto rispetto

La qualità della scrittura tuttavia non si limita solo alla coppia di avversari ma coinvolge l’intero cast dimostrando l’abilità di chi ci ha lavorato e l’intenzione della Marvel di non lasciarlo come un progetto di secondo piano.

daredevil karen page foggy nelson matt murdockA partire dai personaggi che ruotano intorno a Matt Murdock – l’amico e socio Foggy Nelson (Elden Henson, Hunger Games: Mockingjay, The Butterfly Effect), la segretaria Karen Page (Deborah Ann Woll, True Blood, Marvel’s The Punisher) e l’infermiera Claire Temple (Rosario Dawson, Jane the Virgin, Sin City), futura collante dell’intero MNU -, capaci di seguire i propri archi narrativi in modo esauriente e non banale anche quando si tratta di prendere strade diverse dal protagonista, uscendo dal macchiettistico ruolo di spalle dell’eroe.

Niente di meno si può dire per chi sta dall’altra parte della barricata: il faccendiere Wesley, i fratelli Ranskahov e Vanessa Marianna, con la mia adorata Madame Gao in testa, per citarne qualcuno, anch’essi in grado di catturare l’attenzione dello spettatore e diventare più che semplice carne da macello a contorno del “big boss”.

Ma non di sola trama è fatta una serie…

…anche se Marvel’s Daredevil in effetti è proprio scritta bene, con le giuste dosi di lento e veloce, introspezione e azione, e sfrutta al meglio il formato seriale a marchio Netflix centrando l’obiettivo del binge-watching di trasformare tredici episodi in un unico lungo film.

daredevil opening credits sigla rossoSta comunque di fatto che pure l’occhio vuole la sua parte e viene prontamente accontentato dando grande importanza sia estetica che simbolica al colore, in primis al rosso – signature color di Daredevil espresso in tutto il suo sanguinoso splendore con una delle opening più belle degli ultimi anni – e poi con le atmosfere scure e fumose delle notti cittadine e i contrasti di nero e bianco che circondano costantemente Wilson Fisk.

Un’altro degli aspetti più commentati, inoltre, è stata l’estrema attenzione riservata al combattimento corpo a corpo come una delle parti più importanti della narrazione.
Ciò vale sia dal punto di vista strettamente coreografico, grazie al lavoro del fight coordinator Philip Silvera, che fissa il paradigma per le sorelle con i celebri combattimenti nei corridoi di cui Daredevil ci regala probabilmente il migliore, ma anche in senso metaforico.

daredevil ferite claireMatt Murdock, infatti, incassa botte, sanguina e si fa un male cane come ancora non avevamo visto con questa sequela di superumani e supercostumi così lontani dalla realtà e che possono a volte renderci difficile empatizzare con chi non soffre come noi. Voglio dire, quanti lividi avete visto addosso a Captain America?
Non cominciamo nemmeno a contarli addosso al nostro protagonista, invece…

Insomma, fatelo perché è diversa, fatelo perché è ben scritta, recitata e realizzata o fatelo solo perché è Marvel, ma decisamente dovreste guardare Marvel’s Daredevil.
L’avete già fatto? Oh, ma allora dovete assolutamente lasciarmi i vostri pareri qui sotto!

E avete già visto gli show sugli altri Defenders, Jessica Jones, Luke Cage ed Iron Fist? Beh, se siete in pari proprio con tutto allora non resta che seguire il countdown in homepage e aspettare la terza stagione con SeriEscape!

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.