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Lost in Space

lost in space recensione panorama pianeta

lost in space cover locandinaTitolo Lost in Space
Voto IMDb
7,3/10
Voto SeriEscape 8,5/10
Anno 2018 – presente
Canale Netflix
Durata episodi 60 min
Quante ore di vita ti toglierà questa serie? 10 ore
Genere Drama, Action, Science-Fiction
Attori Toby Stephens, Molly Parker, Maxwell Jenkins, Parker Posey, Mina Sundwall
Creatore Matt Sazama, Burk Sharpless
Musica Christopher Lennertz
Paese USA
Lingua Inglese
Livello d’attenzione richiesto 3/5
Mood Bisognoso d’affetto, Bambini ancora una volta, Stufo del secolo in cui vivo, Un po’ di sana avventura, Qualche bel posto lontano da qui, I want to Trek, Questo pianeta mi sta stretto, I’ve Got No Strings On Me
Trama Quando la famiglia Robinson decide di abbandonare la Terra e partire alla volta della colonia umana su Alpha Centauri non si aspetta di certo di naufragare su di un pianeta sconosciuto lontanissimo dalla loro rotta. Dovranno usare tutte le loro risorse e riscoprire i legami familiari per proseguire il loro viaggio insieme agli altri sopravvissuti, con la complicazione di un robot alieno e una sospetta dottoressa.


È arrivato il momento per Netflix di ampliare la propria offerta e lo ha fatto lo scorso venerdì 13 aprile inserendo nel proprio catalogo Lost in Space, nuova serie che cerca contemporaneamente di incontrare i gusti degli amanti della fantascienza e di rivolgersi al pubblico delle famiglie.

Lost in Space: la trama

Sediamoci dunque sul divano del salotto e chiamiamo anche il nonno e i bambini per seguire con noi le peripezie della famiglia Robinson: ecco davanti a noi papà John, un Navy SEAL che ha passato fin troppo tempo lontano da casa, mamma Maureen, ingegnere aerospaziale e vero capofamiglia, le figlie Judy e Penny, rispettivamente aspiranti medico e scrittrice, e Will, il piccolo di casa dalla mente brillante.

lost in space jupiter

Nonostante le apparenze, non si possono definire una famiglia perfetta.
Le prolungate missioni di John infatti lo hanno tenuto lontano per gran parte del tempo, mandando in crisi il matrimonio ed estraniandolo dolorosamente dai suoi stessi figli.
Ecco quindi perché i Robinson scelgono di cominciare una nuova vita da zero, aderendo al programma spaziale che li porterà lontano dalla Terra morente verso le colonie su Alpha Centauri.

Ma qualcosa va storto: lungo il viaggio un grave incidente sulla nave-madre Resolute costringe tutti i passeggeri ad evacuare con la navicelle da sbarco, le Jupiter, e tentare un atterraggio di fortuna su un pianeta sconosciuto che riserva loro diverse sorprese e molti pericoli.

Storia di una famiglia/per famiglie

lost in space robinson 1965 remake rebootRemake dell’omonima serie trasmessa tra il 1965 e il 1968, la quale ha ispirato anche uno sfortunato film con William Hurt e Gary Oldman nel 1998, la versione di Netflix di Lost in Space si discosta un po’ dal pilot originale per adeguarsi ai tempi – tanto per dire, che fossero i soli Robinson a partire poteva avere senso nell’era dei pionieri spaziali, oggi è più logico un numeroso gruppo di famiglie che vada a stabilire una colonia.

La nuova serie mantiene lo spirito dell’avventura e dell’esplorazione, riuscendo a dare azione e tensione alla narrazione anche senza abusare della violenza, ma la vera differenza col passato la fa calcando molto la mano sulle dinamiche familiari, rendendo questo naufragio – perché i riferimenti a Robinson Crusoe sono puramente premeditati – un’occasione per i Robinson per mettere alla prova i loro legami, lavorare sui loro problemi e recuperare il tempo perduto.

Nel genere fantascientifico può risultare insolito dare tanta attenzione a questi aspetti, ma credo rientri nella scelta di rendere Lost in Space un prodotto fruibile da un target più ampio del solito, non concentrandosi esclusivamente sulla dura lotta per la sopravvivenza ma offrendosi come spunto di riflessione sul valore dell’umanità e dei legami.

Verso l’infinito… e oltre!

lost in space maureen recensioneProprio quest’ultimo aspetto distingue Lost in Space da gran parte delle serie contemporanee, le quali ci hanno abituati ad una certa dose di crudezza e brutalità gratuite nella loro ricerca dell’estremo realismo.
Quello che la serie creata da Matt Sazama e Burk Sharpless mi ha invece trasmesso è un non-so-che di nostalgico e “speranzoso” ereditato dalla trasmissione originale.

Bisogna infatti ricordare che questa storia nasce negli anni Sessanta, in quel momento di slancio ottimista ed entusiasta che stava per portare l’uomo sulla Luna: allora nulla sembrava impossibile, nessun problema così grave da non poter essere risolto, lo spazio un gigantesco giardino pieno di fiori da cogliere.

Dello stesso periodo, se ci pensate, è figlia Star Trek: la Serie Originale, che per decenni ha rappresentato quel modo di fare fantascienza che metteva in luce tutti gli aspetti più positivi – la meraviglia dell’esplorazione, l’incontro con mondi diversi e le mille opportunità – in un’ottica di rassicurante ottimismo – a volte quasi cieco.

In questo senso la nuova Lost in Space, con i Robinson che incontrano un ostacolo dopo l’altro ma riescono sempre a trovare una soluzione, mantiene lo spirito dei tempi andati.
Il che costituisce un piacevole diversivo se volete variare per un attimo dalle tante serie di oggi che esibiscono atmosfere molto più dark e pesanti.

Un robot per amico

lost in space will robot alienoUno degli aspetti che in Lost in Space più contribuisce a questa visione positiva è il robot alieno… Oh, non ve l’avevo detto? Abbiamo anche un robot alieno, schiantatosi sul pianeta insieme alle Jupiter, che dopo un salvataggio fortuito diventa l’inseparabile compagno e protettore del piccolo Will.

Come dicevo, il rapporto che si instaura tra la macchina e il bambino è un’espressione di questo sentimento, ma soprattutto diventa la parte più affascinante della storia che calamita l’interesse dello spettatore.

Col suo incombere imponente alle spalle del minuto ragazzino e lo svelarsi delle sue origini non può che riportare alla mente Il Gigante di Ferro, film d’animazione del 1999, che vede anch’esso un bambino incappare in un robot alieno che si lega inspiegabilmente a lui, seguendolo e obbedendogli con la massima fiducia.
In entrambi i casi, inoltre, l’amicizia con la macchina si fonda sul bisogno di riempire il vuoto lasciato dall’assenza della figura paterna e dalla ricerca di qualcuno o qualcosa che rassicuri, protegga e affianchi come un padre farebbe.

Nella sua muta eloquenza, fatta di scintille vorticanti in cui cercare di indovinare un’espressione, e nel suo desiderio di comunicare ed essere accettato, mi ha riportato alla mente anche un altro classico della fantascienza: E.T. di Spielberg, in cui ancora una volta l’apertura mentale di un bambino – ingenua o ottimista che la vogliamo definire – riesce a stringere un legame con una creatura aliena superando le differenze e le difficoltà di comunicazione.

Il viaggio vale la pena anche senza troppi scossoni

lost in space panorama montagne pianetaDal punto di vista tecnico Lost in Space può vantare una computer grafica di tutto rispetto che rende estremamente piacevole la visione, in modo particolare le abbondanti viste panoramiche di questo pianeta sconosciuto ma così simile al nostro.
Altro dettaglio molto apprezzato è l’uso di un linguaggio specifico relativo alla scienza e all’ingegneria, che ha il merito di rendere interessante e realistico il tutto senza cercare di iper-semplificare o scadere nel didascalico.

Arrivando alla scrittura qualcuno potrebbe rimanere deluso: gli ultimi anni di televisione ci hanno straviziato con piccole perle di sceneggiatura – basti pensare a un Game of Thrones o a un Westworld, per citarne due molto conosciute – e se state cercando quel tipo di brivido Lost in Space, sebbene molto interessante come prodotto in sé, non regge il confronto.
Viaggia infatti su binari conosciuti, probabilmente sempre inseguendo le aspettative del pubblico familiare, senza sbalorditivi plot twist e salti sulla sedia. Risulta addirittura prevedibile in diversi punti, pur con l’elemento di disturbo un po’ inquietante che è il Dr. Smith – donna e ladra d’identità nel 2018, agente sabotatore nel 1965.

Si poteva fare di più?
Forse, ma resto dell’idea che non fosse nelle intenzioni degli autori creare un Lost nello spazio – gioco di parole non voluto.
Il punto di questa serie non penso che sia mai stato creare un grande mistero da svelare, di quelli che tengono incollati allo schermo perché non sai cosa aspettarti, quanto piuttosto immaginare una possibilità in cui misurarci con noi stessi e le nostre capacità e portare l’esperienza umana, per citare lo slogan della missione, nello spazio.

 

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