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Poiché siamo costretti tra le sbarre di una prigione, la nostra non è la disdicevole fuga del disertore di fronte al nemico, ma la legittima evasione del prigioniero.
(J.R.R. Tolkien)
Ok, probabilmente Tolkien non si riferiva proprio alle serie tv, ma il concetto di evasione è eterno e invariabile in qualsiasi circostanza e con qualsiasi mezzo.
Che siano i libri, i film, Dungeons & Dragons o l’uncinetto, la mente umana necessita e ha il diritto a un po’ di sana evasione dalla noia, la tristezza o le preoccupazioni della vita quotidiana.
E tante volte il metodo migliore è immergersi per qualche ora nella vita di qualcun’altro: qualcuno che magari sta esplorando mondi sconosciuti; o salvando eroicamente vite innocenti dalle manovre del prossimo aspirante dominatore del cosmo; o magari semplicemente se la sta passando peggio di te e fa sembrare i tuoi crucci un po’ meno catastrofici.
Per questo l’umanità è cresciuta raccontando storie, perché vere o di fantasia che fossero c’è sempre stato qualcuno pronto ad ascoltarle per imparare o immaginare qualcosa di diverso dal proprio piccolo mondo.
  
Oggi tante di queste storie hanno trovato spazio nel mondo della programmazione seriale, facilmente fruibile tramite l’onnipresente televisione o, ancora più facilmente, da computer e smartphone.
E questa crescente tendenza a portare i contenuti di qualità anche sul piccolo schermo – mentre per anni le storie più belle sono spettate quasi esclusivamente al cinema – ha dato la meravigliosa possibilità di allungare ed ampliare queste storie, arricchendo universi che altrimenti, nelle due ore di un film, sarebbero risultati sacrificati.
Quello che non mi è mai piaciuto dei film, infatti, è che per quanto ben fatti possano essere alla fine mi lasciano sempre il senso di insoddisfazione del “Sì, ma poi che succede?”. Non durano abbastanza, non voglio abbandonare i personaggi che mi hanno fatto emozionare, voglio vedere altre avventure e come le loro vite vanno avanti.
Una serie possiede lo stesso fascino del contagocce, che prolunga la durata della narrazione somministrandone poco per volta, per fartela gustare nei dettagli, decantare e assaporare l’attesa dell’atto seguente.
Ed ecco che quelle due ore sono diventate dieci o venti e ti hanno tenuto compagnia per settimane e mesi, diventando l’appuntamento abituale – a tutti piace la routine, almeno finché non è quella lavorativa – per staccare la spina. Se poi ogni tanto la situazione è critica e serve la full immersion, esistono le maratone.
 
Per me questa è la magia delle serie tv, che spero di riuscire a condividere e trasmettere mentre continuo a scoprire nuove storie.